command usage arc diagrams. …tu, come usi autocad?

nell’epoca dei big data, l’analisi dell’universo di informazioni istantaneamente e costantemente raccolte è un ambito enorme di ricerca.

autodesk research, con il suo programma CIP (customer involvement program) ha riassunto in alcuni interessanti diagrammi l’uso di milioni di comandi individuali utilizzati dagli operatori autocad (e revit e inventor e 3dmax) di tutto il mondo.

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una serie di barre riportano i 200 comandi più usati del programma e forniscono informazioni come la “popolarità” del comando e la sua frequenza d’uso in confronto agli altri, oltre che la connessione con i comandi utilizzati successivamente.

l’intento principale è quello di comprendere se l’uso dei comandi a disposizione dell’operatore segue l’intento dei progettisti del software e quali possono essere i futuri sviluppi del medesimo, tenendo conto dell’autoapprendimento degli utenti e dell’invenzione di procedure differenti da quelle preventivate dai progettisti informatici.

tuttavia, si possono dedurre anche altri comportamenti.

per esempio, pochi comandi vengono usati spessissimo a fronte della quantità di specifiche istruzioni che consentirebbero di ottenere il medesimo risultato con un minor numero di passaggi.

ancora, dopo aver utilizzato un comando, il comando più spesso utilizzato immediatamente dopo è si nuovo lo stesso:

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dunque, autocad viene comunemente usato per quel che è: un tecnigrafo elettronico, sopra il quale la mano (il mouse dell’utente) compie continue e frequenti operazioni di esecuzione e modifica (o ripensamento?) durante le sessioni di lavoro. ne è la prova la percentuale d’uso dell’aggiustamento mediante i grip (grip-stretch).

tutto ciò, in barba all’automatizzazione del processo di rappresentazione grafica ed alla scientifica precisione del sistema.

…fa pensare ad un mozzicone di matita e ad una gomma consumata, non trovate?

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architettura in video. update.

aggiornamento.

il canale youtube che segnalavo nel precedente post è stato disattivato o rimosso.

un nuovo collegamento con i medesimi (quasi) contenuti è reperibile qui (contenuti solo in francese), oppure qui (canale in lingua spagnola ma video tradotti in inglese).

buona visione.

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dalle stelle alle stalle… recupero seminterrati: legge regione lombardia n. 7/17

…dai cieli dei sottotetti, alle muffe dei seminterrati!

supponiamo che il principio motore di questa nuova legge regionale sia il contenimento del consumo di suolo, nella medesima ottica del famigerato recupero dei sottotetti: di certo, l’impatto visivo dei seminterrati recuperati sarà meno pervasivo.

restano dubbi tuttavia sulla consistenza del patrimonio di cantinati, depositi, rimesse, ecc. che potranno essere effettivamente recuperati.

inanzitutto tali locali devono essere serviti da tutte le opere di urbanizzazione primaria ed esistenti (ossia legittimamente realizzati e conclusi) alla data del 28 marzo 2017 (entrata in vigore della legge): no locali abusivi o in attesa di sanatoria, no cantieri in corso. quelli ultimati alla data suddetta potranno essere recuperati non prima di 5 anni dopo la loro costruzione.

inoltre, entro il 26 luglio 2017 (120gg dopo l’entrata in vigore della legge) i comuni dovranno definire eventuali aree di esclusione per esigenze legate alla tutela paesaggistica o igienico sanitaria, al rischio idrogeologico e alla difesa del suolo (allagamenti a milano? nahh! …ecco, lungo il po, magari! o in liguria…)

e poi, le condizioni sono stringenti ma aperte ad interpretazioni (come sempre): l’art. 1, comma 2a della legge definisce seminterrato “il piano di un edificio il cui pavimento si trova a una quota inferiore, anche solo in parte, rispetto a quella del terreno posto in aderenza all’edificio, e il cui soffitto si trova, anche solo in parte, a una quota superiore rispetto al terreno posto in aderenza all’edificio“.

e se in aderenza all’edificio si trova una porzione di terreno in declivio? oppure se vi si trova un cavedio di areazione?? il fondo cavedio sarebbe la quota del terreno in aderenza? allora valgono anche tutti i piani “interrati”.

è tuttavia possibile derogare all’altezza minima dei locali, che comunque deve essere superiore a 2,40 metri.

il vantaggio del recupero può certo consistere anche nell’esenzione del versamento del costo di costruzione per vani e locali seminterrati con una superficie lorda di pavimento non superiore ai 200 metri quadrati (se ad uso residenziale) e non superiore ai 100 metri quadrati (se per altri usi).

tuttavia, dopo il recupero e l’agibilità, la destinazione d’uso non potrà essere variata per i 10 anni successivi .

e, infine, tutti questi spazi dovranno essere anche commercializzati!

quale appetibilità potrà avere sul mercato, già saturo di proposte di vendita, una pletora di “luminoso seminterrato ristrutturato, in contesto signorile”?

dalle stelle alle stalle.

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strumenti. online e non.

innegabile.

si evolvono i tempi. quindi si evolvono gli strumenti.

se la professione di architetto si praticava con scalimetri squadrette tecnigrafo fotocamera a pellicola cartoni colle china lamette, progressivamente (non lentamente) si è giunti a computer programmi simulatori cad macchine digitali stampanti ed ora app 3d-printer misuratori laser strumenti online (esempi qui, qui e qui…)

il futuro è appassionante perché pieno di risorse.

ma scegliere gli strumenti più adatti ed utili è importante per affinare e rendere più efficace il proprio lavoro.

provare studiare apprendere nuove tecniche e strumenti è importante tanto quanto non dimenticare di perfezionare le proprie consolidate capacità.

ancor più oggi, con la pletora di risorse che la rete rende disponibili e la praticità di oggetti ad alto contenuto tecnologico, c’è rischio di perdere tempo nel rincorrere a tutti i costi le novità.

innegabile.

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tremate, architetti! tremate!

…vale davvero la pena di preoccuparsi?

…vale davvero la pena di angosciarsi?

…davvero la credibilità degli architetti sarà minata per le prossime decadi a venire?

secondo “architetto arrabbiato“, sì!

noi ci riserviamo di andare a verificare di persona al cinema.

buona visione.

…e non scartate caramelle durante la visione, per favore! sst!

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villaggio eni. “la neve sui tetti delle case deve restare” (e. gellner).

organizzata dall’ordine degli architetti di monza e brianza, proiezione serale del film “villaggio eni. un piacevole soggiorno nel futuro” di davide maffei, con alessandro barbieri e marco maselli.

il villaggio sociale fu realizzato dalla metà degli anni cinquanta su progetto dell’architetto edoardo gellner, per impulso di enrico mattei.

villaggio sociale. concepito in una visione che immaginava, prevedeva simultaneamente luoghi, lavoro e collettività tutte comprese in una struttura “colta e popolare”, secondo le parole di bruno zevi.

una visione che mescolava architettura, persone, azienda e lavoro in una fenomenale esperienza di vita, importante al punto da restare impressa nella memoria di adulti e bambini che l’hanno vissuta.

l’architettura fortunatamente anti-vernacolare delle ville, unita ad un tracciato urbanistico chiaro e gerachico e lo studio appassionato dei dettagli e delle composizioni anche cromatiche delle costruzioni, hanno concesso tonalità “poetica” al lavoro di gellner (ancora nelle parole di bruno zevi).

una visione che solo negli anni del boom economico poteva scaturire e che solo accompagnata da spiriti creativi ed intraprendenti, anche “dirigistici”, di certo autorevoli, poteva essere realizzata.

le personalità protagoniste sono ben tratteggiate nel documentario e sorprendenti appaiono le immagini di archivio eni che mostrano e commentano il villaggio in cadore ed anche la “città nuova” di san donato milanese.

il documentario raccoglie le testimonianze e racconta la vicenda dalla costruzione al lento decadimento del villaggio, scoperto per caso dagli autori, i quali, di passaggio in cadore, si sono incuriositi osservando la guglia della chiesa di gellner e carlo scarpa ed hanno esplorato i luoghi a lungo.

oggi, il futuro del villaggio, passato nelle mani della società sarda minoter, ha già avviato la vendita “al dettaglio” delle oltre 200 villette monofamiliari che componevano il villaggio, ha mantenuto in concessione d’uso il camping ad associazioni parrocchiali ed ha realizzato nuove ville secondo gli standard casaklima.

nulla di fatto per l’edificio della colonia. e nessuna informazione sulla chiesa…

due degli autori presenti in sala hanno ragionevolmente commentato chela prima cosa che è andata perduta è ovviamente il “senso di comunità” che hanno più volte percepito durante gli incontri e le interviste fatte per il film.

curiosamente (…ma nemmeno troppo!) non architetti, davide maffei e colleghi hanno in realtà concesso maturazione secondo tempi “architettonici” al loro progetto cinematografico (oltre 5 anni dall’idea alla presentazione nelle sale!), a dimostrazione di una profonda cura (ispirata dalla conoscenza del lavoro di gellner?) che è stata più volte meritatamente premiata.

il risultato è divertente e commovente. forse solo il montaggio appare in alcuni punti troppo frenetico e “lampeggiante”.

grazie.

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nyc.

esattamente come te la sei sempre immaginata e come l’hai vista nei film e contemporaneamente del tutto diversa e sorprendente!

grattacieli brutti e cafoni e magnifici e sorprendenti, buchi enormi di demolizioni e future (veloci) ricostruzioni, autocarri giganteschi che piccoli piccoli in confronto ai grattacieli percorrono le strade di manhattan fendendo fiumi gialli di taxi.

taxi ibridi! contenimento energetico per l’empire state building! i globi verdi all’esterno della stazione di polizia (grazie ed mcbain)! i parchi! brooklyn una domenica mattina! tutti a far jogging, soprattutto la mattina presto (prima del lavoro?) e poi ingurgitano beveroni di caffè freddo o succhi trasparenti di improbabile impalpabile frutta!

barboni che danzano nella coda al bagno di starbucks e appuntano meticolosamente i pensieri su libriccini improvvisati e nascosti sotto strati di giacconi.

costi imprevedibili per ogni cosa: deposito bagagli e recupero bagagli, servizio, mance, tasse della città e tasse dello stato… prezzi esposti SENZA tasse e pagamento con carte di credito. alla fine spendi più di quel che hai immaginato e nemmeno te ne sei accorto…

ma che esperienza!

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