la trota e il ruscello di montagna

idea / azione

il rapporto tra idea ed azione è spesso diretto e consequenziale, tuttavia, in ambito artistico e creativo, lo sviluppo più fecondo e produttivo nasce spesso dal rovesciamento di questo rapporto: allora l’azione (il disegno), se anticipa l’idea in una sorta di automatismo, conduce ad una chiarezza dell’idea (progettuale) che segue, arricchendola per il solo giustapporsi di intuizioni pre-metabolizzate che, depositate sulla carta, producono impressioni nuove, fresche all’occhio che le osserva e che le riordina finalmente in maniera razionale.

“Quando mi accingo a risolvere un problema architettonico mi trovo di fronte, quasi senza eccezione, un ostacolo difficile da scavalcare, una specie di “coraggio delle tre del mattino”, almeno così credo, quel peso cioè opprimente e complesso suggerito da quei mille elementi spesso contrastanti fra loro, che incombono sulla progettazione architettonica. Esigenze sociali, umane, economiche, connesse a problemi psicologici che toccano tanto l’individuo quanto il gruppo; in più la pressione delle grandi masse e del singolo con le frizioni che ne derivano: tutto ciò è una matassa incredibile, che non si può sbrogliare con alcun metodo razionale o meccanico. L’immensa quantità di esigenze e di problemi secondari ostacolano il progredire dell’idea architettonica primaria. In tali casi procedi spesso in modo del tutto istintivo. Dopo aver assimilato fin nell’inconscio le caratteristiche del tema e le infinite esigenze che vi sono connesse, cerco di dimenticare per un momento la gran quantità di problemi e comincio a disegnare in un modo che ricorda molto l’arte astratta. Disegno, guidato unicamente dall’istinto, tralasciando qualsiasi sintesi architettonica, giungendo a volte a composizioni del tutto infantili, e per questa via nasce gradualmente, proprio da base astratta, l’idea principale, specie di punto di partenza, grazie al quale, poi, si riesce ad armonizzare fra loro gli innumerevoli problemi particolari e contraddittori.

Disegnando la biblioteca di Viipuri (avevo a disposizione molto tempo: cinque interi anni) impiegai lunghi mesi ricercando per tentativi, aiutandomi con schizzi quasi infantili. E così, con l’aiuto della visione di un fantastico paesaggio montano coronato da astri solari che da diversa altezza ne illuminavano le falde, è nata gradualmente l’idea madre della biblioteca. L’idea compositiva della biblioteca consiste nella disposizione su piani diversi della sala di lettura e della sezione prestiti, collegate con varie scale, mentre a coronamento, sul livello più alto, si trova il cuore dell’organismo con il posto di sorveglianza. Gli schizzi hanno solo un rapporto indiretto con la concezione architettonica, ma sono loro che hanno permesso la l’articolazione di sezioni e piante in intima connessione, consentendo l’unione tra la struttura orizzontale e verticale. (…)

Vorrei solo aggiungere che l’architettura e i suoi componenti appartengono in un certo senso alla biologia. Forse sono come il salmone o la trota di montagna che non nascono adulti e non nascono nemmeno nei mari o nelle acque dove normalmente vivono. Nascono lontano centinaia di miglia dal loro ambiente, là dove i fiumi si riducono a ruscelli, fra i monti, nei rigagnoli di acqua limpida, sotto le prime gocce che colano dai ghiacci; tanto lontani dal loro ambiente quanto lontana dalla vita normale è la vita emotiva e istintiva dell’uomo che compie il suo lavoro quotidiano. E quanto tempo occorre prima che le uova di pesce diventino organismi adulti, altrettanto ne occorre prima perché tutto ciò che nasce nel mondo dei pensieri si sviluppi e prenda forma. L’architettura richiede un tempo ancora più grande degli altri lavori creativi”.

(A. Aalto)

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