la lentezza del metodo

disegnare a mano, per un architetto, permette di valutare concretamente lo sviluppo di un idea, di una proposta progettuale; la lentezza del metodo permette la più profonda metabolizzazione dei concetti che la successiva trasposizione mediante gli strumenti informatici verifica; inoltre, l’accumulo del pensiero tracciato sulla carta, rende manifesta la storia di questo sviluppo.

“C’è un vincolo segreto tra la lentezza e la memoria, tra la velocità e l’oblio. Evochiamo una situazione delle più ordinarie: un uomo cammina per la strada. All’improvviso, vuole ricordare qualcosa, ma il ricordo gli sfugge. In quel momento, meccanicamente, rallenta il passo. Al contrario, qualcuno che cerca di dimenticare un incidente penoso che gli è appena capitato, accelera il passo senza rendersene conto, come se volesse allontanarsi rapido da ciò che nel tempo si trova ancora troppo vicino a lui.” (M. Kundera)

Il nostro desiderio di continuare ad utilizzare strumenti manuali, perfino quando dobbiamo cominciare ad utilizzare il calcolatore, è relazionato alla sua connessione con il nostro proprio corpo. Gli edifici continuano ad essere costruiti manualmente e sembra che la mano tuttora conosca meglio ciò che è in grado di fare. Con il movimento delle mani, abbiamo il tempo di pensare ed osservare le nostre azioni. Disegniamo con matita e pastello, su carta Canson o su carta vegetale. Quando introduciamo qualche cambiamento, questo si produce con sforzo attraverso laboriosi processi di cancellazione con gomma, saliva o raschiature di coltello. Ci vediamo obbligati a recuperare disegni precedenti e tornare a metterci d’accordo su di essi. In questo modo, le decisioni si raggiungono lentamente, dopo una meditata investigazione, giacché ogni cambiamento è un atto che produce conseguenze importanti. E’ meglio procedere lentamente.

Ci piace tenere a portata di mano la pila dei disegni precedenti ultimati e non, in  modo che risulti facile revisionare tutto il progetto. La loro presenza fisica è un’evidenza del lavoro fatto ed un monito di ciò che resta da fare. La grafite che resta sulle mani dopo avere disegnato per un lungo momento è commovente e dona soddisfazione. Vediamo la storia del progetto sulle nostre mani. (…) L’ambito dello schermo di un calcolatore ci appare troppo limitato e stretto per vedere e comprendere il progetto nella sua globalità. E se ogni volta che facciamo un cambiamento, stampiamo, esiste il problema che le stampe sono troppo pulite, non mostrano quel che la gomma da cancellare lascia come indizio, in modo che non resta traccia alcuna della storia dello sviluppo di un’idea.

(T. Williams, B. Tsien)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in architettura (progettare), disegno (guardare), ispirazioni (ascoltare). Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...