architects’ sketchbooks (2)

Questo slideshow richiede JavaScript.

una piccola galleria di esempi tratti dal volume e un estratto dall’introduzione:

“capita a volte che qualcuno o qualcosa interrompa il mio lavoro quotidiano di creazione e progettazione, portandomi a mettere in dubbio non tanto quello che sto facendo, ma come lo sto facendo.

spesso mi affascina il processo più che il risultato finale, e al cuore dell’architettura, che è parte del processo di costruzione di mondi, c’è il linguaggio del disegno.

disegno da quando avevo tre anni.

nella mia vita adulta e nella mia carriera professionale ho disegnato migliaia di conversazioni e di idee per centinaia e centinaia di progetti. grazie alla mia capacità di disegnare ho potuto condividere con altri la mia passione per l’architettura, e col passare del tempo, come capita a tutti i disegnatori, ho sviluppato un ampio vocabolario visivo.

uso il disegno per raccontare storie sugli spazi e i luoghi che vogliamo creare: come un edificio possa interagire con la storia, la cultura e gli eventi; come si comporterà nelle diverse ore del giorno e nelle stagioni dell’anno.

posso usare questa narrazione per dare istruzioni, osservare, registrare catturare una discussione o magari soltanto prendere nota di un pensiero al pomeriggio.

mi fornisce uno strumento per comunicare nel più semplice modo possibile idee che, il più delle volte, sono molto complesse.

se consideriamo il disegno un vero e proprio linguaggio, possiamo vederlo come un mezzo fluido e in continua evoluzione: un linguaggio col quale esprimere e discutere idee o raccontare aneddoti con una varietà di accenti e stili; a volte perfino con spirito.

per dire quello che si vuole, nel modo in cui si vuole.

a volte un disegno piò essere l’istantanea di un pensiero preciso; altre volte un’idea incompleta, o qualcosa di non ancora utilizzabile.

è un mezzo che richiede una conclusione, ma che ci permette di discutere possibilità. in una forma così provvisoria, un disegno viene chiamato schizzo. è l’incarnazione di una conversazione libera.

attraverso i loro schizzi [gli architetti] rivelano l’energia del loro pensiero individuale, le loro storie, e se guardiamo un po’ più a fondo, anche la loro personalità.

molti credono, erroneamente, che tutti gli architetti pensino attraverso il disegno, ed è sorprendente quanto questa falsa credenza sia diffusa.

disegnare è un atto talmente personale che tante persone non ci provano mai, ma per quelli che ci provano può essere il modo più liberatorio per comunicare.

io credo che tutti siano capaci di disegnare, ma molti di noi hanno bisogno di noi hanno bisogno che gli si ricordi che non c’è niente di male a farlo. l’umile disegno rischia di essere svalutato, quasi fosse soltanto un luogo di passaggio tra un’idea e la sua realizzazione al computer, o come un contributo minore alla realizzazione di un edificio, e spesso è la tecnologia a prendersi tutto il merito.

[importa la] domanda: tra l’artista e il costruttore, dove si colloca il ruolo dell’architetto? molte fonti ci forniscono il prodotto finale del suo lavoro, ma poche ne indagano e celebrano il quaderno e i processi liberatori che hanno portato all’opera finale.”

(narinder sagoo – partner in foster associate)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in disegno (guardare), libri (pensare). Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...