il cielo sopra catania

“il cielo sopra berlino” è uno dei miei film preferiti anche se confesso che del maestro, in realtà, ho visto ben pochi altri film; di questi, un altro che mi piace molto è “lisbon story”: lo sguardo che wenders apre sulle città nelle quali gira i suoi film è stato recentemente premiato con la laurea honoris causa in architettura dall’università di catania.

trovo molto interessante la necessità per tutti di avere – e padroneggiare, per gli architetti – il senso del luogo.

e trovo sempre affascinante la scena della “biblioteca degli angeli”, uno spazio davvero suggestivo, sospeso nel tempo, nel quale la percezione del vuoto non è angosciante ma dona quella tranquilla serenità essenziale per affrontare un testo o un libro impegnativo 🙂

dal discorso di wenders:

“oggi quasi tutte le grandi città del mondo sembrano simili: se prima avevano odori, luminosità, colori, dimensioni di edifici e spazi differenti – pertanto potevi sempre dire dove ti trovassi – oggi cartelloni pubblicitari, auto, edifici e persino le persone sembrano tutte vestite allo stesso modo.

ma sono molto più preoccupato di un’altra cosa – e questa riguarda gli architetti – di una perdita ancor più tragica, un danno commesso ad uno dei nostri sensi umani: la perdita di una caratteristica basilare come l’odorato, il tatto, l’udito, ossia il senso del luogo.

abbiamo ancora un residuo di tale senso, ma non lo utilizziamo più, e perciò, come dicevo, sta deteriorandosi e degradandosi.

gli architetti sono l’eccezione a tale degrado; ad essi occorre il senso del luogo per ragioni professionali.

se si vuole progettare un nuovo edificio, ci si deve prima di tutto immergere nel territorio, conoscerne tutte le condizioni, come cade la luce, quale clima prevale, le caratteristiche idrogeologiche, ecc.

un edificio ha bisogno di appartenere ad un luogo e questa, spero, è l’ambizione di ciascun architetto”.

carlo truppi, nella sua laudatio:

“wim wenders ci offre,attraverso le sue opere, immagini di luoghi che, in rapporto all’architettura mettono in evidenza il ‘saper vedere’.

(…) nei suoi film i personaggi sembrano influenzati dai luoghi in cui vivono e l’architettura influenza il loro modo di vivere.

tutte le sue opere mostrano grande interesse per i luoghi. zone abbandonate, luoghi devastati, spazi extraurbani, edifici anonimi, paesaggi naturali.

un caso paradigmatico è quello di il cielo sopra berlino, una città divisa,quindi con una caratteristica particolare, diversa da qualsiasi altra città esistente sulla terra. una città, inoltre, piena di spazi vuoti.

come lui ha dichiarato, “nelle città contemporanee non si trovano più queste terre di nessuno, questi vuoti nel centro di una città, non si trovano più le ferite che la storia ha lasciato dietro di sé. un’eccezionale disponibilità a mostrare le proprie cicatrici”.

per questo berlino è guardata dagli angeli, spaccata ma unita dal cielo. una città di luoghi distrutti, dimenticati, disseminata di ferite, talvolta di rovine, di tracce lasciate dalla storia.

quando un luogo è vuoto, lascia tutto lo spazio all’immaginazione, ed ovviamente il vuoto oggi è un grande lusso, la maggior parte delle città cercano di riempire tutto, anche il più piccolo buco, ed è proprio un peccato.

(…) in genere si pensa che il dovere, lo scopo di un architetto sia quello di riempire lo spazio il più possibile, ma io credo che la verità sia proprio nel contrario, che lo scopo più nobile di un architetto, sia quello di non riempire”.

la biblioteca di berlino di hans scharoun

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