la morte della pianificazione

oggetto di pianificazione

durante un convegno organizzato giorni fa sulla variante al piano di governo del territorio (pgt) adottata dal comune di monza, sono state rilevate frasi per lo meno sconcertanti pronunciate dai relatori:

“il pgt può fare poco per la realtà”;

“non sono i piani a mutare la realtà: i piani non producono sviluppo, ma possono produrre blocchi”;

“la realtà la fanno le forze economiche, sociali, culturali di un territorio”;

“il ruolo dell’amministrazione è anche quello di tutelare gli operatori storici del settore”.

la meraviglia che tali affermazioni suscitano ha origine dal fatto che siano stati rappresentanti della giunta comunale a pronunciarle e non studiosi delle tendenze urbanistiche storiche o contemporanee, ovvero esponenti del settore.

è il segno della conclusiva rinuncia degli operatori pubblici a fornire un indirizzo concreto allo sviluppo della città, in ossequio magari alla glorificata capacità del mercato di autobilanciarsi?

eppure, la legge regionale 12/05, che all’art. istituisce lo strumento del pgt, di seguito specifica (art. 2, commi a e b):

“il documento di piano:

a) individua gli obiettivi di sviluppo, miglioramento e conservazione che abbiano valore strategico per la politica territoriale, indicando i limiti e le condizioni in ragione dei quali siano ambientalmente sostenibili e coerenti con le previsioni ad efficacia prevalente di livello sovracomunale;
b) determina gli obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo del PGT; nella definizione di tali obiettivi il documento di piano tiene conto della riqualificazione del territorio, della minimizzazione del consumo del suolo in coerenza con l’utilizzazione ottimale delle risorse territoriali, ambientali ed energetiche, della definizione dell’assetto viabilistico e della mobilità, nonché della possibilità di utilizzazione e miglioramento dei servizi pubblici e di interesse pubblico o generale, anche a livello sovracomunale”.

…ci si è dimenticati di tutto ciò?

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