paura del vuoto

“esiste un aneddoto leggendario che riguarda il lavoro di emilio vedova come insegnante presso l’accademia di belle arti di venezia. quando un allievo si trovava paralizzato di fronte alla tela bianca, incapace di procedere, vittima dell’inibizione, il maestro interveniva immergendo uno spazzolone in un secchio di colore e imprimendo un violento colpo sulla tela. questa offesa traumatica sortiva un effetto immediato; l’allievo, liberato dall’angoscia e dall’inibizione poteva procedere nel suo lavoro.

emilio vedova

il gesto del maestro contiene una duplice verità. la prima verità è che se l’arte, come dichiara lacan, è una organizzazione del vuoto, questa non significa affatto che il vuoto sia un dato di partenza per l’artista.

piuttosto si tratta di produrre il vuoto come condizione basica di ogni processo creativo. il colpo di spazzolone che si getta con forza sulla tela immacolata cerca il vuoto, cerca l’aria, l’ossigeno. il vuoto della tela bianca non è mai vuoto. è piuttosto sempre troppo pieno. pieno di cosa? di tutta la storia dell’arte, di tutte le immagini già viste nell’arte che ci ha preceduti. la tela bianca è affollata di saperi, di opere, di citazioni, di stereotipi, di ciò che è già stato fatto, visto e conosciuto. ogni tela porta su di sé il peso di ieri. è una stratificazione invisibile di memoria. filosofie dell’arte, standard della composizione, esperienze pittoriche, citazioni, correnti di pensiero, stili, maniere, tutto un sapere invisibile ma denso si deposita sul bianco della tela ricoprendolo di una ragnatela impercettibile che genera sudditanza e inibizione.

cosa ci insegna il colpo di spazzolone del maestro? se questo pieno non si svuota non c’è possibilità di creazione. è necessario un azzeramento preliminare, una sospensione, uno svuotamento di questo pieno. nondimeno, questo gesto ci mostra anche che la presenza ingombrante di segni morti non è mai un’esperienza contingente. la tela bianca è sempre piena di saperi morti, di elementi inerti, di ideali monumentali, di opere irraggiungibili. ogni processo creativo eredita la memoria di ciò che è avvenuto. ma questa eredità può essere tradita nella forma della ripetizione scolastica oppure può dare vita ad un atto autenticamente creativo. il colpo di spazzolone vuole allentare l’obbedienza del soggetto alle regole codificate della tradizione affinché qualcosa di nuovo possa venire alla luce. per questo occorre fare il vuoto, occorre una quota necessaria di oblio, di dimenticanza, una sospensione di quel codice. la condizione di possibilità di ogni processo creativo è che vi sia vuoto. altrimenti il soggetto resta ipnotizzato dalla tela bianca, resta trattenuto perché ogni atto sarebbe inadeguato rispetto all’ideale della tradizione. accade anche ai nostri studenti davanti alla propria tesi di laurea. bisogna dimenticare quello che si è letto, quello che già si sa, occorre fare il vuoto, per provare a dire qualcosa di proprio. per questo per vedova essere pittore significava, come egli usava dire, essere tutti i giorni sull’orlo del precipizio, sul bordo del vuoto”.

massimo recalcati, la repubblica, 27 novembre 2011

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