venezia. biennale ed altre esperienze.

una giornata in visita a venezia non permette di individuare il “terreno comune” tra le molteplici esperienze e performance esposte alla biennale di architettura di david chipperfield.

molti impulsi però sono percepibili, soprattutto nei poderosi spazi a modulo quadrato/cubico dell’arsenale: la citazione di luigi snozzi “la varietà è il preludio alla monotonia. se vuoi evitarla, ripeti il tuo elemento”, le 56 variazioni volumetriche (in scala ovviamente ridotta) per la torre di berlino alexanderplatz di hans kollhoff, le immagini di “unconscious places” di thomas struth, l’abaco di zaha hadid architects dei casi studio e dei materiali per l’architettura parametrica, l’indagine sociale illustrata nel padiglione del kosovo (gli abitanti di alcuni quartieri “votano” lo stato d’animo che maggiormente prevale in loro: rabbia, tristezza, costrizione…).

una strategica organizzazione del tempo restante consente di proseguire il viaggio nella “follia” veneziana visitando la fondazione vedova, in dorsoduro: le “lacerazioni” esposte nel laboratorio richiamano visioni notturne di megalopoli lontane e squarci drammatici di complessità in movimento.

i disegni autografi di aldo rossi ai magazzini del sale poi – ristrutturati da renzo piano e ri-allestiti per l’occasione dallo studio dell’appena scomparsa gae aulenti – mostrano la ricchezza visionaria dell’architetto rossi e la sua grande capacità illustrativa di un tema di progetto tanto caro quanto esperito: il teatro (http://www.fondazionevedova.org/mostra/aldo-rossi-teatri).

tra il modello del “teatro del mondo” (http://www.arte.rai.it/articoli/il-teatro-del-mondo-di-aldo-rossi/16151/default.aspx) ed altri grandi disegni (sul carlo felice di genova, sulla ricostruzione del gran teatro della fenice di venezia), ci si immerge in un mondo fatto di figure geometriche pure che non hanno la freddezza e il distacco delle opere metafisiche di de chirico ma esprimono il calore e la passione del maestro nei confronti dell’ambiente urbano, da costruire con attenzione per destinarlo a ciò che lui chiamava la “calda vita”.

il ritorno infine verso la stazione ferroviaria, costeggiando a piedi i canali minori della città e scavalcandoli sui tanti meravigliosi ponti, regala ancora esperienze sorprendenti come la casa alle zattere di ignazio gardella (un corpo di fabbrica straordinariamente profondo: http://housingprototypes.org/project?File_No=ITA019) ed il (troppo) imponente ponte della conciliazione di santiago calatrava, più impressionante ed affascinante al “negativo” (tanto dal vaporetto che dalle fondamenta sulle quali poggia) che non sul dorso ondeggiante.

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una giornata ben spesa.

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