como, villa olmo e pinacoteca. la città nuova e sant’elia.

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occorre tornare.

nelle splendide sale di villa olmo a como la notevole mostra sulla città-metropoli e sull’impressione che questa ha prodotto dall’inizio secolo e continua a generare ancora oggi su progettisti, artisti, pensatori, visionari.

in apertura, (sorprendenti e piccoli!) disegni autentici di antonio sant’elia: “dighe” residenziali, fittissime chine finissime, prospettive ultradinamiche, acquarelli dai colori drammatici.

si è già conquistati.

bozzetti di kettelhut per le scenografie di metropolis di fritz lang (in proiezione in saletta a parte): torri ed edifici come luminescenti agglomerati rocciosi si staccano vincenti da neri cieli profondi. intersezioni di strade, ferrovie, rotte aeree.

le corbusier ed il sogno della città radiosa: freschissimi schizzi di prospettive a perdita d’occhio ad atttrarre i suoi tre milioni di abitanti che velocissimi si sposteranno con aerei treni auto. torri e quartieri residenziali dialogano tra loro sotto cieli interminati.

un modello di “living city” di frank lloyd wright: bassa densità urbana statunitense a contrasto con la più fitta agglomerazione europea; enormi campiture aperte innervate da autostrade e vie navigabili e punteggiate da complessi sportivi, impianti industriali, alberghi, uffici, residenze.

utopie moderne: yona friedman, arata isozaki, walter jonas, superstudio, archigram. se oggi riconosciamo le visioni precedenti come realtà consolidata, queste altre (città sospese, a grappolo, semoventi) proporzionalmente lo diventeranno fra breve tempo?

in opposizione all’idea (mark rothko?) di prospettiva rinascimentale come sistema di regole rigide che conducono forzatamente imbrigliati sguardo e creatività ad un traguardo obbligato, qui le prospettive sono aperture di visioni ad amplissimo raggio e ad enorme distanza spazio-temporale.

infine si inseriscono coerentemente le provocazioni “second-life” di cao fei, il marasma indistinto e divertente di “pizza city” di chris burden, le “flying cities” da krutikov (1928!) ai modelli in plexiglas di carsten holler (2003).

e poi.

nelle sale della pinacoteca civica l’esposizione (rara) dei disegni originali di antonio sant’elia.

il mestiere: splendidi progetti e decorazioni ispirate al movimento della secessione di vienna, all’opera di otto wagner e di gustav klimt.

il genio: pochi tratti evocativi espressivi (meravigliosi gli schizzi di pochi colori) che proiettano il suo sguardo sul futuro che non avrebbe visto.

occorre tornare.

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