miracolo sulla 34a strada.

mario salvadori, ingegnere italiano naturalizzato statunitense – ma anche traduttore, umanista, matematico, alpinista e compagno di cordata di emilio comici (!) – è tra l’altro autore di “perché gli edifici cadono“, che, insieme al gemello “perché gli edifici stanno in piedi“, costituisce una coppia di interessanti volumi sul funzionamento delle strutture architettoniche e sui principi della statica e della scienza delle costruzioni.

nel volume in inglese del 1980, il secondo capitolo narra di un episodio che richiama alla memoria quanto successo il tragico 11 settembre 2001.

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nel luglio 1945, un tenente colonnello a bordo del suo bombardiere b-25 in volo con due passeggeri da bedford a newark, passando sull’area di new york si schiantò – per imprudenza, avendo ignorato gli allarmi della torre di controllo sulla quota troppo bassa – contro il leggendario empire state building, all’epoca ancora il grattacielo più alto, parzialmente nascosto dalle nuvole basse di quel giorno.

l’impatto con la facciata nord dell’edificio causò il distacco dei due motori, uno dei quali attraversò l’intero 79° piano e precipitò dal lato opposto, sopra uno studio di scultore che si incendiò e venne distrutto dalle fiamme; l’altro fu deviato all’interno di uno dei vani ascensore precipitando fino ai piani interrati.

purtroppo, nella sua corsa, esso tranciò il cavo di un altro ascensore che anch’esso precipitò per oltre 70 piani, causando gravi ferite alle due donne che viaggiavano all’interno, ma che miracolosamente sopravvissero.

la dinamica dell’incidente – raccontata dai testimoni – è purtroppo simile a quella che abbiamo negli occhi per le immagini delle torri gemelle.

l’esempio – drammaticamente anticipatore – è stato riportato da salvadori per illustrare il concetto della “ridondanza” nelle strutture a telaio: travi e colonne in acciaio sono rigidamente connesse – direbbero i professori di statica “incastrate l’un l’altra” – mediante caldature, imbullonature o rivettature (come per l’empire state building).

il danneggiamento di una porzione della struttura consente alla medesima – entro certi limiti, ovviamente – di reggere, esattamente come, spiega salvadori, “un millepiedi che dovesse perdere alcune zampe, ma continuerebbe pur sempre a camminare, ridistribuendo il suo peso sulle rimanenti”.

peraltro, l’impatto di una decina di tonnellate di aeromobile contro un edificio di oltre 80 mila tonnellate estremamente rigido, non avrebbe potuto causare danni molto più rilevanti. anche la vibrazione, causata dall’impatto, si ammortizzò immediatamente per effetto dello “smorzamento”, dovuto all’attrito tra le strutture dell’edificio e gli elementi dei (vecchi) tamponamenti in muratura.

ridondanza. qualità essenziale e caratteristica comune delle strutture che resistono a parziali accidentali dissesti.

…però, raccontata così, è meglio, non è vero?

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