ristrutturare casa? semplifichiamo.

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semplifichiamo, sì. ma non facciamola facile!

se il sito del governo italiano incentrato sul tema “casa” appare semplice e facilmente leggibile (grafica gradevole, pochi collegamenti che rinviano sostanzialmente alle medesime pagine, ecc.), lo spot televisivo invece è fuorviante.

per ristrutturare una casa, dividerne una in due oppure unirne due in una sola, sembra che la ricetta sia davvero (troppo) semplice:

1 – trasmetti una comunicazione al comune;

2 – inizi “subito” ad eseguire i lavori;

3 – presenti meno documenti;

4 – non paghi contributi di costruzione;

5 – il comune pensa all’accatastamento della tua casa.

leggendo però quanto scritto sul sito, scopriamo che:

1 – “è necessario, prima di dare inizio ai lavori, trasmettere al comune (…) la Comunicazione di Inizio Lavori, la così detta CIL, accompagnata da una asseverazione di un tecnico abilitato alla professione”. (ad esempio: qui il modulo CIL del comune di milano, qui quello del comune di monza).

ecco, l’asseverazione è un atto pubblico, mediante il quale un professionista tecnico abilitato (in ordine alfabetico: architetto, geometra, ingegnere) verifica la fattibilità dell’intervento e produce una relazione tecnica che sottoscrive a propria responsabilità.

il sito recita ancora: “ricordati che se tra i vari interventi che dovrai fare nell’appartamento sono previste opere che riguardano le parti strutturali non si potrà utilizzare la CIL e si dovrà utilizzare il modulo di Segnalazione Certificata di Inizio Attività, la così detta SCIA”.

la semplificazione si riduce ancora: interventi sulle parti strutturali devono essere progettati e sottoscritti da un tecnico (architetto o ingegnere) e gli aspetti da considerare sono ancora più approfonditi.

e infine: “mi raccomando non puoi modificare la volumetria complessiva degli edifici e non puoi modificare la destinazione d’uso, per esempio non puoi far diventare una casa un ufficio o altro”. 

2 – effettivamente, solo nei casi di CIL (o CIAL), l’inizio dei lavori può avvenire contestualmente.

in tutti gli altri casi, occorre attendere come minimo 30 giorni!

3 – i documenti da presentare, come elencati sul sito, sono in realtà – da sempre! – gli stessi:

  • elaborato progettuale, cioè i disegni che fanno vedere le modifica dell’alloggio; (ndr: naturale)
  • comunicazione di inizio dei lavori asseverata, cioè sottoscritta da un professionista tecnico abilitato, il quale attesta, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono coerenti con le regole e i piani approvati e che sono compatibili con la normativa in materia sismica e con quella sul rendimento energetico nell’edilizia e che i lavori non interessano le parti strutturali dell’edificio; (ndr: …appunto!)
  • dati che identificano l’impresa alla quale si intende affidare la realizzazione dei lavori, che dovranno essere contenuti nella comunicazione di inizio lavori.
  • quando i lavori saranno ultimati si potrà (ndr: si dovrà) inviare al comune anche una comunicazione di fine lavori.

4 – i contributi da versare al comune, per l’esecuzione dei lavori, diminuiscono. questo, finalmente, è vero, ma sempre e solo nel caso di modifiche interne, unione o divisione di immobili residenziali.

“con lo Sblocca Italia per i lavori di frazionamento o accorpamento degli appartamenti i costi sugli oneri da pagare al comune sono sostanzialmente diminuiti.

Dovranno essere pagati solo nel caso in cui le trasformazioni effettuate determinano un aumento della superficie calpestabile dell’ appartamento che genera una erogazione maggiore di servizi da parte dell’amministrazione comunale, il così detto “carico urbanistico” (necessità di più acqua, più fognatura, più parcheggi……).
I costi da pagare sono quantificati, comunque, solo rispetto alle opere di urbanizzazione, il costo di costruzione non dovrà essere pagato.

Il calcolo degli oneri da pagare sarà quantificato dal comune secondo determinate tabelle parametriche deliberate dall’ amministrazione comunale”.

5 – “questa comunicazione (ndr: quella di fine lavori) è valida ai fini dell’aggiornamento delle variazioni catastali (primo comma lettera b) dell’ art 17 regio decreto 13 aprile 1939 n. 652) e obbliga l’amministrazione comunale a inoltrare tempestivamente e direttamente la documentazione ai competenti uffici dell’Agenzia delle entrate”.

tutto vero. peccato però che la predisposizione dei moduli e degli elaborati grafici per il nuovo accatastamento, nonché il deposito degli stessi è sempre a carico del proprietario – mediante un tecnico abilitato – come riportato, ovviamente, su ciascuno dei due moduli in esempio (milano, pag. 6 di 11; monza, pag. 4 di 7).

attenzione, quindi. semplificazione non significa che diventa tutto possibile o tutto facile né, tanto meno, tutto rapido!

i professionisti abilitati (architetti, geometri, ingegneri) lavorano per accompagnare i proprietari nell’esaudire i propri desideri, nel risolvere i propri problemi, nel rispettare le norme e le procedure.

in altri termini, lavorano per garantire gli interessi dei propri clienti, sulla base di un rapporto di fiducia reciproca.

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